Tutto è iniziato da una caduta. Perché quando uno cade ha la possibilità di rialzarsi.
In
atletica, la caduta, è il nome della sesta e ultima fase del salto
con l’asta. La caduta delle foglie è detta tecnicamente corismo;
quella dei fiori e dei frutti molto giovani cascola. Sono cadute
diverse per modi e significati. La prima troppo tecnica e premeditata
per assomigliare alla mia. La terza troppo vicina a tristi e
prematuri epiloghi di giovani vite. Ecco, se vogliamo essere poetici
potremmo parlare della mia caduta come un corismo: cadono le foglie,
l'albero si è spogliato dei frutti della stagione passata e si
prepara ad affrontare le dure prove dell'inverno per poter di nuovo
rinnovarsi nella seguente primavera. La concezione ciclica del tempo,
dello spazio, di quello che noi chiamiamo vita, mi ha sempre
affascinato.
Stavolta,
forse, pure troppo.
Da
terra, stupito, colto di sorpresa, mi sono ritrovato in un attimo ad
affrontare un nuovo inizio, ad osservarmi e ad osservare tutto quello
che è il mio microcosmo vitale. Le relazioni, i progetti, il lavoro,
il non lavoro, le amicizie, gli amori, tutto messo su una bilancia
che piano piano, a peso d'oro come e quanto vale il tempo che mi è
stato regalato dal mio corismo, ha cominciato a vedere i suoi
piattini riempirsi e svuotarsi, soppesando, stimando, scrutando.
Un
evento come quello che mi si è verificato, nulla se messo a
confronto con altri ben più gravi, può pur sempre essere l'inizio
di qualcosa di nuovo. Si rinforzano le scarpe per il cammino, si
riempie lo zaino di riserve, si pulisce l'hard disk dai file
obsoleti, ci si cerca di conoscere meglio, ecco, e si sceglie, anche
di non scegliere, a volte.
Il
mio nome è Stefano. Sono caduto da una scala il 5 febbraio 2014
fratturandomi entrambi i gomiti. E questo è lo spazio che mi sono
creato per raccogliere materiale umano, storia, vera.
Portiamola
fuori, facciamola viaggiare.