giovedì 11 settembre 2014

TUTTO NELLA MIA TESTA



Teoria della qualità compensatoria delle immagini fantastiche (detta compensazione immaginifica) e sue ripercussioni su soggetti diversi per condizioni, contesti e contingenze. Dove si ipotizza una possibile fase evolutiva dovuta all'acquisizione del controllo sulla creazione e sviluppo delle funzionalità delle suddette immagini (detta concretezza immaginifica) e l'aumento dell'ascolto rivolto alla sensorialità del corpo e alle reazioni dello stesso agli impulsi esterni ed interni (detto ascolto corporeo pro-attivo).


Primi studi. Due personaggi.


B_sfogo:
La testa piena di merda. Piena di discorsi. Di disegni. Di aspettative. Di altri. Di d. Ed è come se tutto sfuggisse, quando è tutto qui, invece, quello che conta. La vogliamo dire la frase del giorno? 
Stai nel presente, perché il presente è un dono, altrimenti non si chiamerebbe presente.
Detta. Bene. Il fatto è che con i discorsi non ci campi. E con le fantasie malate - malate perché hanno il muco che gli esce dalle orecchie e puzzano come i peli bruciati della pelle del pollo, o della tua - con le fantasie malate tu potresti andare avanti anni. Anni. Interi. Dice che qualcuno ci passa la vita, se la chiamano vita, questa poi, della fantasia. Non fraintendiamoci, la fantasia ha i suoi lati positivi, creativi. Ma io parlo di quando quelle immagini fantastiche che stanno nella tua testa, nella tua testa rimangono, compensano vuoti cosmici, volteggiano con le tue chimiche celebrali e lì finiscono, sbiadiscono, esauriscono tutta la loro carica vitale. Ti fanno perdere il contatto con la realtà e ti paralizzano. Rischi di credere di vivere, per tutta una vita, quando invece sei già morto. Morto e sepolto. Non si può continuare ad ingoiare merda e a vivere di fantasia. La fantasia è un perfido complice di chi ti vuole rifilare merda. Ma allora come dobbiamo fare, come si vive? Ci sono delle regole? Ci sono dei trucchi? E' che dobbiamo ammettere che la nostra generazione l'ha preso nel culo fin dal momento in cui è nata, e non solo la nostra. La generazione di "colpo grosso" e di "starsky e hutch", de "il pranzo è servito" e dei primi computer, del sega master system e del nintendo 64bit. L'ha preso nel culo perché ci hanno fatto credere che avremmo potuto fare qualsiasi cosa, e invece si stavano scopando i nostri sogni, di nascosto, appena dopo o appena prima averceli fatti vedere. E quando ti rendi conto che non è tutto semplice, che siamo tutti complessati, pervertiti, repressi, insoddisfatti, che siamo una serie allucinante di complessità, che fai? Almeno fossimo arrabbiati. Arrabbiati davvero.

C'è un piccolo insetto rosso che cammina incessantemente sul pavimento del terrazzo. Non c'è n'è uno solo, sono centinaia, rossi, minuscoli che camminano velocemente. Prendo l'accendino che ho in mano, appena usato per accendermi l'ennesima sigaretta e lo brucio. Li brucio. Li guardo finire il loro cammino lì dove ho deciso di farlo finire. Ne brucio uno due tre quattro cinque cento. Sono più grande e ti schiaccio. Se qualcosa più grande di noi esseri umani fosse nei paraggi è pregato di schiacciarci. 


A_Fantasie in rima, o quasi:

Parto da un attico a Roma
volo verso lidi migliori
mi vedo abbronzato all'aurora
coi muscoli fuori a spostare dei muli

poi lì che atterro su grattacieli
palazzi di città infinite
e di caos e di vite
si riempie la mia

fantasia fantasia fantasia
illusioni di notte e di giorno
accompagnano il mio ritorno
al reale concreto dolor

poi seduto in veranda in campagna
che non è proprio campagna
ma mi sembra montagna
forse valle chissà
con dei pargoli che possa educare
insegnare a sognare
ad andare più in là

mille donne, poi una
per tutta la vita
una dolce ferita sul braccio mi fa
da ricordo di cose concrete
mi riporta un po' indietro
mi fa sedere qua

salve al vento che mi porta lontano
che mi prende per mano
salve al mondo confuso
che ci ha un po' deluso
ma che poi siamo noi

mi ritrovo operaio sudato
poi ancora in ufficio
con la carta di credito e il viso sbarbato
o ancor più educato al bancone di una farmacia

fantasia fantasia fantasia
illusioni di notte e di giorno
accompagnano il mio ritorno
al reale concreto dolor

nei panni degli altri
che mi sento un po' larghi
che ci passa un po' d'aria
che mi viene un po' male
passa il vento che salva
che mi porta lontano
dove mi porta Dio solo lo sa
e se dio non esiste allora son io
che voglio viaggiare
ma per poi atterrare
pieno di volontà

e queste parole
si stampan sul bianco
si riparte da tanto

dove sono e dove sono stato
sono stanco o non sono mai nato?

a volte la vita riserva sorprese
a volte le sorprese devi dargliele tu.


Morale (provvisoria): l'uomo si muove per immagini, che nascono dal passato e dal presente, dagli input esterni e le conseguenti reazioni. L'immaginazione permette all'uomo di perseguire i suoi obiettivi facendolo arrivare più in là di dove è adesso. Ma a volte queste immagini sostano troppo nella mente andando a compensare vuoti con l'entusiasmo ad esse connaturato; esaurito l'entusiasmo non si traducono in fatti. L'essere umano finisce per crearne di nuove ogni giorno (un progetto nuovo al giorno toglie il medico di torno?) rischiando di risvegliarsi ad un certo punto e rendersi conto di non aver fatto assolutamente niente nella vita, se non immaginare. Le immagini sono potenti e sono uno strumento meraviglioso. Ma la potenza è niente senza controllo. Quindi: cerca di stare nel presente e non in quello che è successo o quello che forse succederà; casco ben allacciato; luci accese anche di giorno; e prudenza, sempre.

Appuntamento col corpo (e con lo stare nel presente) in uno dei prossimi studi.