Teoria della qualità compensatoria delle immagini fantastiche (detta compensazione immaginifica) e sue ripercussioni su soggetti diversi per condizioni, contesti e contingenze. Dove si ipotizza una possibile fase evolutiva dovuta all'acquisizione del controllo sulla creazione e sviluppo delle funzionalità delle suddette immagini (detta concretezza immaginifica) e l'aumento dell'ascolto rivolto alla sensorialità del corpo e alle reazioni dello stesso agli impulsi esterni ed interni (detto ascolto corporeo pro-attivo).
Primi studi. Due personaggi.
B_sfogo:
La
testa piena di merda. Piena di discorsi. Di disegni. Di aspettative.
Di altri. Di d. Ed è come se tutto sfuggisse, quando è tutto qui,
invece, quello che conta. La vogliamo dire la frase del giorno?
Stai nel presente, perché il presente è un dono, altrimenti non si chiamerebbe presente.
Detta. Bene. Il fatto è che con i discorsi non ci campi. E con le fantasie malate - malate perché hanno il muco che gli esce dalle orecchie e puzzano come i peli bruciati della pelle del pollo, o della tua - con le fantasie malate tu potresti andare avanti anni. Anni. Interi. Dice che qualcuno ci passa la vita, se la chiamano vita, questa poi, della fantasia. Non fraintendiamoci, la fantasia ha i suoi lati positivi, creativi. Ma io parlo di quando quelle immagini fantastiche che stanno nella tua testa, nella tua testa rimangono, compensano vuoti cosmici, volteggiano con le tue chimiche celebrali e lì finiscono, sbiadiscono, esauriscono tutta la loro carica vitale. Ti fanno perdere il contatto con la realtà e ti paralizzano. Rischi di credere di vivere, per tutta una vita, quando invece sei già morto. Morto e sepolto. Non si può continuare ad ingoiare merda e a vivere di fantasia. La fantasia è un perfido complice di chi ti vuole rifilare merda. Ma allora come dobbiamo fare, come si vive? Ci sono delle regole? Ci sono dei trucchi? E' che dobbiamo ammettere che la nostra generazione l'ha preso nel culo fin dal momento in cui è nata, e non solo la nostra. La generazione di "colpo grosso" e di "starsky e hutch", de "il pranzo è servito" e dei primi computer, del sega master system e del nintendo 64bit. L'ha preso nel culo perché ci hanno fatto credere che avremmo potuto fare qualsiasi cosa, e invece si stavano scopando i nostri sogni, di nascosto, appena dopo o appena prima averceli fatti vedere. E quando ti rendi conto che non è tutto semplice, che siamo tutti complessati, pervertiti, repressi, insoddisfatti, che siamo una serie allucinante di complessità, che fai? Almeno fossimo arrabbiati. Arrabbiati davvero.
Stai nel presente, perché il presente è un dono, altrimenti non si chiamerebbe presente.
Detta. Bene. Il fatto è che con i discorsi non ci campi. E con le fantasie malate - malate perché hanno il muco che gli esce dalle orecchie e puzzano come i peli bruciati della pelle del pollo, o della tua - con le fantasie malate tu potresti andare avanti anni. Anni. Interi. Dice che qualcuno ci passa la vita, se la chiamano vita, questa poi, della fantasia. Non fraintendiamoci, la fantasia ha i suoi lati positivi, creativi. Ma io parlo di quando quelle immagini fantastiche che stanno nella tua testa, nella tua testa rimangono, compensano vuoti cosmici, volteggiano con le tue chimiche celebrali e lì finiscono, sbiadiscono, esauriscono tutta la loro carica vitale. Ti fanno perdere il contatto con la realtà e ti paralizzano. Rischi di credere di vivere, per tutta una vita, quando invece sei già morto. Morto e sepolto. Non si può continuare ad ingoiare merda e a vivere di fantasia. La fantasia è un perfido complice di chi ti vuole rifilare merda. Ma allora come dobbiamo fare, come si vive? Ci sono delle regole? Ci sono dei trucchi? E' che dobbiamo ammettere che la nostra generazione l'ha preso nel culo fin dal momento in cui è nata, e non solo la nostra. La generazione di "colpo grosso" e di "starsky e hutch", de "il pranzo è servito" e dei primi computer, del sega master system e del nintendo 64bit. L'ha preso nel culo perché ci hanno fatto credere che avremmo potuto fare qualsiasi cosa, e invece si stavano scopando i nostri sogni, di nascosto, appena dopo o appena prima averceli fatti vedere. E quando ti rendi conto che non è tutto semplice, che siamo tutti complessati, pervertiti, repressi, insoddisfatti, che siamo una serie allucinante di complessità, che fai? Almeno fossimo arrabbiati. Arrabbiati davvero.
C'è
un piccolo insetto rosso che cammina incessantemente sul pavimento
del terrazzo. Non c'è n'è uno solo, sono centinaia, rossi,
minuscoli che camminano velocemente. Prendo l'accendino che ho in
mano, appena usato per accendermi l'ennesima sigaretta e lo brucio.
Li brucio. Li guardo finire il loro cammino lì dove ho deciso di
farlo finire. Ne brucio uno due tre quattro cinque cento. Sono più
grande e ti schiaccio. Se qualcosa più grande di noi esseri umani
fosse nei paraggi è pregato di schiacciarci.
A_Fantasie in
rima, o quasi:
Parto
da un attico a Roma
volo verso lidi migliori
mi vedo abbronzato all'aurora
coi muscoli fuori a spostare dei muli
volo verso lidi migliori
mi vedo abbronzato all'aurora
coi muscoli fuori a spostare dei muli
poi
lì che atterro su grattacieli
palazzi
di città infinite
e
di caos e di vite
si
riempie la mia
fantasia
fantasia fantasia
illusioni
di notte e di giorno
accompagnano
il mio ritorno
al
reale concreto dolor
poi
seduto in veranda in campagna
che
non è proprio campagna
ma
mi sembra montagna
forse
valle chissà
con
dei pargoli che possa educare
insegnare
a sognare
ad
andare più in là
mille
donne, poi una
per
tutta la vita
una
dolce ferita sul braccio mi fa
da
ricordo di cose concrete
mi
riporta un po' indietro
mi
fa sedere qua
salve
al vento che mi porta lontano
che
mi prende per mano
salve
al mondo confuso
che
ci ha un po' deluso
ma
che poi siamo noi
mi
ritrovo operaio sudato
poi
ancora in ufficio
con
la carta di credito e il viso sbarbato
o
ancor più educato al bancone di una farmacia
fantasia
fantasia fantasia
illusioni
di notte e di giorno
accompagnano
il mio ritorno
al
reale concreto dolor
nei
panni degli altri
che
mi sento un po' larghi
che
ci passa un po' d'aria
che
mi viene un po' male
passa
il vento che salva
che
mi porta lontano
dove
mi porta Dio solo lo sa
e
se dio non esiste allora son io
che
voglio viaggiare
ma
per poi atterrare
pieno
di volontà
e
queste parole
si
stampan sul bianco
si
riparte da tanto
dove
sono e dove sono stato
sono
stanco o non sono mai nato?
a
volte la vita riserva sorprese
a
volte le sorprese devi dargliele tu.
Morale (provvisoria): l'uomo si muove per immagini, che nascono dal passato e dal presente, dagli input esterni e le conseguenti reazioni. L'immaginazione permette all'uomo di perseguire i suoi obiettivi facendolo arrivare più in là di dove è adesso. Ma a volte queste immagini sostano troppo nella mente andando a compensare vuoti con l'entusiasmo ad esse connaturato; esaurito l'entusiasmo non si traducono in fatti. L'essere umano finisce per crearne di nuove ogni giorno (un progetto nuovo al giorno toglie il medico di torno?) rischiando di risvegliarsi ad un certo punto e rendersi conto di non aver fatto assolutamente niente nella vita, se non immaginare. Le immagini sono potenti e sono uno strumento meraviglioso. Ma la potenza è niente senza controllo. Quindi: cerca di stare nel presente e non in quello che è successo o quello che forse succederà; casco ben allacciato; luci accese anche di giorno; e prudenza, sempre.
Appuntamento col corpo (e con lo stare nel presente) in uno dei prossimi studi.
Appuntamento col corpo (e con lo stare nel presente) in uno dei prossimi studi.
