Il
21 aprile 1519 i conquistadores sbarcano sulla terraferma ed iniziano
la conquista dell'impero azteco, assediando la capitale Tenochtitlan
(attuale Città del Messico). Il 13 agosto 1521 la splendida capitale
soccombe.
Lo
choc subito dagli abitanti fu enorme. Il popolo azteco cadde in una
disperazione esistenziale. Al dramma socio-politico si unì quello
religioso. La gioia e la voglia di vivere era scomparsa ma il colpo
più grande è stata la morte dei loro dei. In questo momento di
estrema disperazione intervenne la Madonna. Era il sabato 9 dicembre
1531.
9 dicembre 1531
Colle
Tepeyac. Il Sole è quasi a picco sopra la mia testa e sopra le mie
pecore, che, un po' agitate, sembrano preannunciare un cambiamento
del tempo. In questi anni di lavoro, dopo che mio padre mi ha
affidato il gregge che insieme a lui guidavo fin da piccolo, ho
imparato ad ascoltare i segnali degli animali, che hanno come un
contatto con gli dei, come parlassero la stessa lingua o fossero
prescelti, sia per comunicare con Loro, sia per essere sacrificati al Loro cospetto. Ma devo stare attento a queste affermazioni. Gli dei
sembra non possano esistere più da quando sono arrivati gli
invasori. Sono in ritardo. Dovevo
arrivare
a Tenochtitlan
almeno
un quarto di Sole
fa. Mi
stanno aspettando.
Cammino
lungo la vallata che scende in città quando vedo in lontananza
Cuauhtlotatzin,
il
vecchio
contadino
amico di mio padre che dopo l'arrivo degli stranieri ha cambiato
nome, si è fatto “battezzare”, dice lui, cioè lo hanno immerso in non so quali acque rendendolo così "l'uomo nuovo in Cristo, figlio di Dio"
-
Quale Dio? - dico io, - quale?
-
L'unico
e solo - dice lui, - l'unico e solo.
Adesso
si fa chiamare Juan Diego.
Juan
Diego, insomma, se ne sta immobile, in ginocchio, in mezzo al nulla e
parla, da solo. Mi avvicino, senza farmi vedere.
Juan
Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Sarei curioso ma
sono in ritardo. Mi
comincia
a fare
male lo stomaco. Vado verso la città.
10
dicembre 1531
Il
comportamento
di
Juan Diego mi ha alquanto turbato. Ma
ho evitato di parlarne in città come a casa. Non
si sa mai, con l'aria che tira da dieci
anni a questa parte. Sembra
che ieri si sia recato dal “vescovo”, questo
signore della
religione degli stranieri
che
sembra abbia non so quali poteri;
insomma è andato da lui farneticando qualcosa su una donna bellissima che ha
incontrato e pare
gli abbia ordinato
di dire al vescovo che deve far costruire un nuovo edificio ai piedi del colle, proprio
dove io l'avevo incontrato. So che suo zio arrotondava
facendo
dei lavoretti alle case nei villaggi e
voleva metter su una ditta di costruzioni e riparazioni case.
Che sia tutta una scusa per guadagnare qualcosa? Ingegnoso questo
Juan Diego!
Cammino
di nuovo lungo la vallata, ed
ecco che lo rivedo nella stessa posizione, stavolta con lo
sguardo chino a terra sembra chiedere perdono a qualcuno o qualcosa.
Ma non c'è nessuno. Mi
avvicino, senza farmi vedere. Aguzzo
le orecchie ma non sento niente. Juan
Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Sono sempre più curioso. Vorrei seguirlo ma ho ancora
quel mal di stomaco. Produco
a tempi regolari degli sbuffetti al sapore di aglio. Che
il dio Patecatl mi protegga! - Al diavolo Juan Diego - penso, e mi
rendo conto che gli influssi dei conquistadores stanno facendo il
loro effetto anche su di me: chi
diavolo è, il diavolo?
12
dicembre 1531
Oggi
le pecore sono agitate. Troppo agitate. Niente pascolata, oggi. Il
rischio di perdere tutto il capitale di famiglia non me lo posso
prendere. Quindi decido di andare in città a far visita a mio zio,
che sta male; una brutta malattia che lo porterà presto alla morte.
Anche lo zio di Juan Diego aveva la stessa malattia ma ieri,
improvvisamente, pare
sia
guarito. - Miracolo! – dicono che abbia urlato il vescovo. Non so
cosa significhi ma se è una nuova medicina che hanno portato gli
occupanti devo
riuscire ad averla anche per mio zio.
Bevo
tanta acqua e sento come galleggiare nel mio stomaco una sostanza
oleosa. L'aglio continua ad essere il sapore persistente nella mia
bocca. Gli sbuffi aumentano. Ci manca solo di incontrare Xolotl e
saprò che sto per morire.
Intraprendo
il cammino ma
in vista del colle Tepeyac stavolta cambio strada e mi metto in
direzione di Tlatelolco per evitare di incontrare Juan Diego.
Attribuisco
a lui quel mal di stomaco e vorrei evitare di portarmelo avanti a
lungo.
Ma
ecco che, svoltato nel nuovo percorso,
te lo vedo di nuovo, anche
là, fermo, in
ginocchio, da solo, che gesticola, si muove. Eh
no, basta.
Devo vederci chiaro. Mi
avvicino, senza farmi vedere. Juan
Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Stavolta
lo
seguo. Sale
sul colle e in cima al colle si china a raccogliere qualcosa. Sono
dei fiori
di castiglia.
Ma che ci fanno dei fiori
di castiglia in questo periodo dell'anno e per di più in mezzo alle pietre?! Ne prende un mazzo,
lo chiude in un lembo della tilma e ricomincia a correre. Io gli
corro dietro e rischio di vomitare, veramente, ma non posso non
capire che diavoleria (e ci risiamo!) sta combinando questo Juan
Diego. Eccolo;
svolta a destra; la città; la
strada principale;
la casa del vescovo. É lì che sta andando. Entra.
Entro
anche io, senza
farmi vedere, deciso
a fare chiarezza. Cosa
stanno tramando? Insieme
al vescovo ci sono una decina di altre persone che sembrano aspettare
il vecchio contadino, che
appena
arrivato di fronte agli uomini apre
il suo mantello per far cadere i fiori. Ma
i fiori
non cadono. Non
capisco. Corro, si, corro, ancora una volta, dall'angolo dove stavo
nascosto fin davanti a Juan Diego, al fianco degli uomini, che
intanto
sono
caduti
in ginocchio e
portano in viso
un'espressione
stupefatta. Guardo
dove guardano loro, in direzione del contadino. I
fiori non ci sono e al loro posto, sulla tela della tilma...un
piatto di spaghetti al pesto.
3
settembre
2014
Morale: se
a pranzo tua nonna ti
ha parlato del miracolo della Madonna di Guadalupe con
tanta enfasi e
la sera, a ora tarda, decidi di mangiarti un piatto di spaghetti al
pesto
preparato con tanto olio e tanto aglio, rischi di trovarti
catapultato indietro nel tempo e, soprattutto, di tornare a
riflettere sull'esistenza
di Dio e
sull'uso
politico che
se ne è fatto nella storia.
P.S. Il racconto narra che di fronte al vescovo e agli altri presenti, Juan Diego aprì
il mantello per mostrare i fiori: ed ecco, all’istante sulla tilma si
sarebbe impressa e resa manifesta alla vista di tutti l'immagine della
S. Vergine Maria. "La
scoperta più sconvolgente riguardo
la Madonna
di Guadalupe
è quella fatta, con
l'ausilio di sofisticate apparecchiature elettroniche,
da una commissione di scienziati, che ha evidenziato la presenza di
un gruppo di 13 persone riflesse nelle pupille della S. Vergine."
Una di quelle persone sono io.
