giovedì 4 settembre 2014

IL PESTO E LA CONQUISTA DELLE ANIME



Il 21 aprile 1519 i conquistadores sbarcano sulla terraferma ed iniziano la conquista dell'impero azteco, assediando la capitale Tenochtitlan (attuale Città del Messico). Il 13 agosto 1521 la splendida capitale soccombe.
Lo choc subito dagli abitanti fu enorme. Il popolo azteco cadde in una disperazione esistenziale. Al dramma socio-politico si unì quello religioso. La gioia e la voglia di vivere era scomparsa ma il colpo più grande è stata la morte dei loro dei. In questo momento di estrema disperazione intervenne la Madonna. Era il sabato 9 dicembre 1531.



9 dicembre 1531
Colle Tepeyac. Il Sole è quasi a picco sopra la mia testa e sopra le mie pecore, che, un po' agitate, sembrano preannunciare un cambiamento del tempo. In questi anni di lavoro, dopo che mio padre mi ha affidato il gregge che insieme a lui guidavo fin da piccolo, ho imparato ad ascoltare i segnali degli animali, che hanno come un contatto con gli dei, come parlassero la stessa lingua o fossero prescelti, sia per comunicare con Loro, sia per essere sacrificati al Loro cospetto. Ma devo stare attento a queste affermazioni. Gli dei sembra non possano esistere più da quando sono arrivati gli invasori. Sono in ritardo. Dovevo arrivare a Tenochtitlan almeno un quarto di Sole fa. Mi stanno aspettando.
Cammino lungo la vallata che scende in città quando vedo in lontananza Cuauhtlotatzin, il vecchio contadino amico di mio padre che dopo l'arrivo degli stranieri ha cambiato nome, si è fatto “battezzare”, dice lui, cioè lo hanno immerso in non so quali acque rendendolo così "l'uomo nuovo in Cristo, figlio di Dio"
- Quale Dio? - dico io, - quale?
- L'unico e solo - dice lui, - l'unico e solo.
Adesso si fa chiamare Juan Diego.
Juan Diego, insomma, se ne sta immobile, in ginocchio, in mezzo al nulla e parla, da solo. Mi avvicino, senza farmi vedere. Juan Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Sarei curioso ma sono in ritardo. Mi comincia a fare male lo stomaco. Vado verso la città.

10 dicembre 1531
Il comportamento di Juan Diego mi ha alquanto turbato. Ma ho evitato di parlarne in città come a casa. Non si sa mai, con l'aria che tira da dieci anni a questa parte. Sembra che ieri si sia recato dal “vescovo”, questo signore della religione degli stranieri che sembra abbia non so quali poteri; insomma è andato da lui farneticando qualcosa su una donna bellissima che ha incontrato e pare gli abbia ordinato di dire al vescovo che deve far costruire un nuovo edificio ai piedi del colle, proprio dove io l'avevo incontrato. So che suo zio arrotondava facendo dei lavoretti alle case nei villaggi e voleva metter su una ditta di costruzioni e riparazioni case. Che sia tutta una scusa per guadagnare qualcosa? Ingegnoso questo Juan Diego!
Cammino di nuovo lungo la vallata, ed ecco che lo rivedo nella stessa posizione, stavolta con lo sguardo chino a terra sembra chiedere perdono a qualcuno o qualcosa. Ma non c'è nessuno. Mi avvicino, senza farmi vedere. Aguzzo le orecchie ma non sento niente. Juan Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Sono sempre più curioso. Vorrei seguirlo ma ho ancora quel mal di stomaco. Produco a tempi regolari degli sbuffetti al sapore di aglio. Che il dio Patecatl mi protegga! - Al diavolo Juan Diego - penso, e mi rendo conto che gli influssi dei conquistadores stanno facendo il loro effetto anche su di me: chi diavolo è, il diavolo?

12 dicembre 1531
Oggi le pecore sono agitate. Troppo agitate. Niente pascolata, oggi. Il rischio di perdere tutto il capitale di famiglia non me lo posso prendere. Quindi decido di andare in città a far visita a mio zio, che sta male; una brutta malattia che lo porterà presto alla morte. Anche lo zio di Juan Diego aveva la stessa malattia ma ieri, improvvisamente, pare sia guarito. - Miracolo! – dicono che abbia urlato il vescovo. Non so cosa significhi ma se è una nuova medicina che hanno portato gli occupanti devo riuscire ad averla anche per mio zio.
Bevo tanta acqua e sento come galleggiare nel mio stomaco una sostanza oleosa. L'aglio continua ad essere il sapore persistente nella mia bocca. Gli sbuffi aumentano. Ci manca solo di incontrare Xolotl e saprò che sto per morire.
Intraprendo il cammino ma in vista del colle Tepeyac stavolta cambio strada e mi metto in direzione di Tlatelolco per evitare di incontrare Juan Diego. Attribuisco a lui quel mal di stomaco e vorrei evitare di portarmelo avanti a lungo.
Ma ecco che, svoltato nel nuovo percorso, te lo vedo di nuovo, anche là, fermo, in ginocchio, da solo, che gesticola, si muove. Eh no, basta. Devo vederci chiaro. Mi avvicino, senza farmi vedere. Juan Diego dopo poco si alza e comincia a correre. Stavolta lo seguo. Sale sul colle e in cima al colle si china a raccogliere qualcosa. Sono dei fiori di castiglia. Ma che ci fanno dei fiori di castiglia in questo periodo dell'anno e per di più in mezzo alle pietre?! Ne prende un mazzo, lo chiude in un lembo della tilma e ricomincia a correre. Io gli corro dietro e rischio di vomitare, veramente, ma non posso non capire che diavoleria (e ci risiamo!) sta combinando questo Juan Diego. Eccolo; svolta a destra; la città; la strada principale; la casa del vescovo. É lì che sta andando. Entra. Entro anche io, senza farmi vedere, deciso a fare chiarezza. Cosa stanno tramando? Insieme al vescovo ci sono una decina di altre persone che sembrano aspettare il vecchio contadino, che appena arrivato di fronte agli uomini apre il suo mantello per far cadere i fiori. Ma i fiori non cadono. Non capisco. Corro, si, corro, ancora una volta, dall'angolo dove stavo nascosto fin davanti a Juan Diego, al fianco degli uomini, che intanto sono caduti in ginocchio e portano in viso un'espressione stupefatta. Guardo dove guardano loro, in direzione del contadino. I fiori non ci sono e al loro posto, sulla tela della tilma...un piatto di spaghetti al pesto.

3 settembre 2014
Morale: se a pranzo tua nonna ti ha parlato del miracolo della Madonna di Guadalupe con tanta enfasi e la sera, a ora tarda, decidi di mangiarti un piatto di spaghetti al pesto preparato con tanto olio e tanto aglio, rischi di trovarti catapultato indietro nel tempo e, soprattutto, di tornare a riflettere sull'esistenza di Dio e sull'uso politico che se ne è fatto nella storia.

P.S. Il racconto narra che di fronte al vescovo e agli altri presenti, Juan Diego aprì il mantello per mostrare i fiori: ed ecco, all’istante sulla tilma si sarebbe impressa e resa manifesta alla vista di tutti l'immagine della S. Vergine Maria. "La scoperta più sconvolgente riguardo la Madonna di Guadalupe è quella fatta, con l'ausilio di sofisticate apparecchiature elettroniche, da una commissione di scienziati, che ha evidenziato la presenza di un gruppo di 13 persone riflesse nelle pupille della S. Vergine."

Una di quelle persone sono io.