giovedì 9 ottobre 2014

L'OBSOLESCENZA DEI MIEI PIEDI



Camminavo l'altro dì,
forse era martedì,
qui da casa alla stazione o viceversa.
Una corsa avevo persa
e così mi ritrovavo
tacco punta e spalle dritte
- se vedeste come andavo! -
a solcar le strade strette.

- Quanti chilometri - pensai,
mi dividon dalla mèta
ma che importa, che mi frega
lo san tutti, è dimostrato
se vai piano e spensierato
cose nuove scoprirai. -

Imbucata la statale
col cemento messo male
lungo il ciglio risicato
son costretto a camminare.
Ma ad inceder di gran lena
or m'appresto fiducioso
e attento al passo che lì poso
mi sorprendon dalla schiena:
passa lesto un benzinato
vecchio, logoro, scrostato
che mi lascia a respirare
il suo fumo catramato.
Poi di seguito in colonna:
la seicento di mia nonna,
due fanciulle di successo
su un due ruote con la gonna,
tre corrieri pronto espresso,
un frigato per il lesso,
quattro cabrio color panna
e un furgone in cartongesso.

Dopo questa confusione
finalmente un po' di pace
oh, ora si che son capace
di ammirare il paesaggio
guarda bello quel foraggio
e lì nel campo quel melone!

Ma non faccio neanche un passo
che col suono del suo clacson
mi si affianca un omino
testa fuor dal finestrino
che mi grida: “disgraziato
delinquente buonoaniente
che ti tolgan la patente!”
e riparte in borbottato.
Lì rimasto a bocca aperta
di nero ora disegnata
un'idea mi salta in testa
che si vuol considerata:
- Sarà meglio più veloce
cercar rifugio altrove
magari presto sul selciato
trovo un posto dedicato. -
Guardo a destra guardo a manca
ma non v'è destinazione
vedo solo e solamente
un grande confusione.

Camminando l'altro dì,
mi sembra proprio martedi
arrivai alla stazione
nero in viso e nel polmone
ed in testa una lezione:
se pensavo che servissero
l'opinione è ritirata
-che importanza che gli diedi!-
In quel giorno di passione, ahimè, si è palesata
l'obsolescenza dei miei piedi.

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