giovedì 16 ottobre 2014

RESTATE IN ASCOLTO


 

primo studio e riflessione per una nuova storia (esercizi di immaginazione)


Una mattina, d'un tratto, molto tempo fa, in tutti i corpi di tutti gli abitanti del paese, all'altezza di quei tre minuscoli ossicini che incanalano il flusso d'aria vibrato attraverso il timpano via in direzione labirinto, successe qualcosa di straordinario: tutto crollò addormentato, in un sonno profondo, e non era più possibile udire niente.
Come potete immaginare, enormi problematiche si aprirono su tutti i fronti e interminabili disastrosi effetti si ripercossero su ogni attività umana. L'intero paese fu messo in ginocchio. Nel contempo però si cominciarono a palesare situazioni che avevano un loro fascino, scene nuove che come allora non se ne erano mai viste. Per esempio per strada l'effetto fu immediato e non privo di aspetti positivi: nel giro di pochi giorni nelle macchine in fila non si suonava più il clacson, tanto era inutile! Rimaneva però il problema di come fare a sfogare quella rabbia che un ciclista in mezzo alla carreggiata o il mancato scatto all'arrivo del verde “via libera” necessariamente ti provoca e quindi la mente dovette ingegnarsi; fioccarono cartelli con tutte le scritte, alcuni stampati altri vergati a mano con colori d'ogni tipo; cartelli come “guarda dove metti le ruote”, “come l'hai presa la patente? Coi punti della Coop?” e robe del genere tra cui non mancavano errori catastrofici dell'utilizzo del verbo avere, come “ciai il babbo becco” o “vai ha cac...”, rivelando così anche il basso livello di scolarizzazione del paese.
Comunque sia gli esempi sarebbero tanti, dai più simpatici ai più tristi, ma lascio a voi, o a me in futuro, elencarli, pensarli e svilupparli (prendete una situazione qualunque, un'abitudine qualunque, pensate un attimo a fare tutto quello che facciamo senza audio). La causa? C'è chi parla di morbo, piaga, punizione divina e chi invece sostiene fosse il processo di anni, se non secoli, di leggero e continuo assopimento dell'ascolto.
Ripercorrendo un po' la vita di prima, si potevano rintracciare segni evidenti di un logoramento della capacità di ascolto, di ascolto degli altri e di se stessi. Un turbinio impazzito, una crescente percentuale di incomprensioni, chiusure, una sempre maggiore difficoltà nello stare insieme, davvero. Quante volte avevamo la sensazione di non essere compresi, o incontravamo persone che sembravano non avere la benché minima coscienza di non essere soli al mondo?
La realtà, forse, non si scoprirà mai, certo però, quello che di più interessante successe fu che le persone dovettero mettere in discussione tutto quanto e si resero conto, condicio sine qua non, di non poter fare a meno di stare insieme, di incontrarsi, di rapportarsi all'altro e organizzarsi, per poter vivere. C'era da fare uno sforzo collettivo per poter ripartire. E questa fu una grande occasione.

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