primo studio e riflessione per una nuova storia (esercizi di immaginazione)
Una
mattina, d'un tratto, molto tempo fa, in tutti i corpi di tutti gli
abitanti del paese, all'altezza di quei tre minuscoli ossicini che
incanalano il flusso d'aria vibrato attraverso il timpano via in
direzione labirinto, successe qualcosa di straordinario: tutto crollò
addormentato, in un sonno profondo, e non era più possibile udire
niente.
Come
potete immaginare, enormi problematiche si aprirono su tutti i fronti
e interminabili disastrosi effetti si ripercossero su ogni attività
umana. L'intero paese fu messo in ginocchio. Nel contempo però si
cominciarono a palesare situazioni che avevano un loro fascino, scene
nuove che come allora non se ne erano mai viste. Per esempio per
strada l'effetto fu immediato e non privo di aspetti positivi: nel
giro di pochi giorni nelle macchine in fila non si suonava più il
clacson, tanto era inutile! Rimaneva però il problema di come fare a
sfogare quella rabbia che un ciclista in mezzo alla carreggiata o il
mancato scatto all'arrivo del verde “via libera” necessariamente
ti provoca e quindi la mente dovette ingegnarsi; fioccarono cartelli
con tutte le scritte, alcuni stampati altri vergati a mano con colori
d'ogni tipo; cartelli come “guarda dove metti le ruote”, “come
l'hai presa la patente? Coi punti della Coop?” e robe del genere
tra cui non mancavano errori catastrofici dell'utilizzo del verbo
avere, come “ciai il babbo becco” o “vai ha cac...”,
rivelando così anche il basso livello di scolarizzazione del paese.
Comunque
sia gli esempi sarebbero tanti, dai più simpatici ai più tristi, ma
lascio a voi, o a me in futuro, elencarli, pensarli e svilupparli
(prendete una situazione qualunque, un'abitudine qualunque, pensate
un attimo a fare tutto quello che facciamo senza audio). La causa?
C'è chi parla di morbo, piaga, punizione divina e chi invece
sostiene fosse il processo di anni, se non secoli, di leggero e
continuo assopimento dell'ascolto.
Ripercorrendo
un po' la vita di prima, si potevano rintracciare segni evidenti di
un logoramento della capacità di ascolto, di ascolto degli altri e
di se stessi. Un turbinio impazzito, una crescente percentuale di
incomprensioni, chiusure, una sempre maggiore difficoltà nello stare
insieme, davvero. Quante volte avevamo la sensazione di non essere
compresi, o incontravamo persone che sembravano non avere la benché
minima coscienza di non essere soli al mondo?
La
realtà, forse, non si scoprirà mai, certo però, quello che di più
interessante successe fu che le persone dovettero mettere in
discussione tutto quanto e si resero conto, condicio sine qua non,
di non poter fare a meno di stare insieme, di incontrarsi, di
rapportarsi all'altro e organizzarsi, per poter vivere. C'era da fare
uno sforzo collettivo per poter ripartire. E questa fu una grande occasione.

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